L’ingresso stabile di Matteo Renzi e di Italia Viva nel campo largo potrebbe aprire una frattura soprattutto tra gli elettori del Movimento 5 Stelle. È quanto emerge dalla seconda rilevazione nazionale realizzata da LAB21 per La Notizia, tra il 1° e il 6 novembre 2026. Il dato più significativo riguarda proprio la base pentastellata: il 38,7% dichiara che, davanti a un’alleanza stabile con Italia Viva, riconsidererebbe il proprio voto. A giugno la quota era del 35,1%.
Il 64,8% degli elettori M5S vuole Renzi fuori dalla coalizione
La contrarietà all’ingresso di Renzi è particolarmente marcata tra gli elettori del Movimento 5 Stelle. Il 64,8% preferirebbe che il leader di Italia Viva e il suo partito restassero fuori dal campo largo. Soltanto l’8,9% accetterebbe un’alleanza a pieno titolo, mentre il 19,7% preferirebbe accordi locali o un sostegno esterno.
Il dato si accompagna a una fiducia molto bassa nei confronti di Renzi tra i pentastellati: il giudizio medio si ferma a 1,9 su 10, mentre quello relativo a Giuseppe Conte arriva a 7,6. Per il 67,2% degli elettori M5S, inoltre, la presenza di Italia Viva rischierebbe di annacquare le battaglie storiche del Movimento.
Italia Viva è vista come un fattore di sottrazione
La rilevazione segnala una diffidenza che non riguarda soltanto il Movimento 5 Stelle. Il 55,3% degli intervistati considera Italia Viva un fattore di sottrazione per il centrosinistra, contro il 51,6% registrato a giugno. Soltanto il 22,1% la considera un valore aggiunto, in diminuzione rispetto al 24,3% della precedente indagine.
Sale anche la quota di chi ritiene che l’ingresso formale di Renzi indebolirebbe la coesione della coalizione: è il 56,8%, rispetto al 54,1% di giugno. Il 60,4% pensa inoltre che la presenza di esponenti renziani nelle liste del Partito Democratico finirebbe per indebolire il PD.
Il confronto con chi teme l’esclusione di Renzi
Il sondaggio misura anche l’altra faccia della scelta. Se Italia Viva restasse fuori dalla coalizione, tra gli elettori di PD, AVS, Italia Viva, Azione e +Europa il 9,1% dichiara che cambierebbe partito o si asterrebbe. Il 48,3% manterrebbe lo stesso voto con la stessa convinzione, mentre il 21,6% voterebbe con maggiore convinzione.
Le due percentuali, 38,7% e 9,1%, si riferiscono a platee e domande differenti: non possono essere sommate o trasformate direttamente in una previsione di perdita di voti. Indicano però una diversa intensità delle reazioni dichiarate nei due scenari, con una resistenza all’ingresso di Renzi particolarmente forte tra gli elettori M5S.
Il dilemma di Conte: allargare la coalizione o proteggere la base?
Per Giuseppe Conte il problema è politico prima ancora che numerico. L’allargamento al centro potrebbe consentire al campo largo di ampliare il perimetro delle alleanze, ma rischia di alimentare il malcontento in una parte dell’elettorato pentastellato. La questione è come conciliare la ricerca di una coalizione competitiva con la coerenza delle posizioni che il Movimento ha sostenuto negli ultimi anni.
Il direttore generale di LAB21, Roberto Baldassari, interpreta i risultati come il segnale di una criticità cresciuta rispetto alla rilevazione di giugno. La ricerca non dimostra che gli elettori contrari all’accordo abbandoneranno effettivamente il M5S: una quota rilevante dichiara di essere contrariata ma continuerebbe comunque a votare il Movimento. Il rischio, tuttavia, è che la trattativa con Italia Viva diventi un passaggio difficile da gestire per Conte.
Il sondaggio LAB21 per La Notizia è stato realizzato dall’1 al 6 novembre su un campione di 1.402 interviste valide e complete, con metodo ibrido C.A.T.I./C.A.M.I./C.A.W.I. Il margine di errore indicato è di ±3 punti percentuali, con un livello di confidenza del 95%.
Fonte: LAB21 per La Notizia, rilevazione 1–6 novembre 2026, articolo di Raffaella Malito pubblicato il 6 novembre 2026.
