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Renzi e la lezione delle midterm: «Si vince uniti, dalla parte di Obama e non di Trump. Le garanzie chieste da Conte? Ridicolo. Valuterò se correre alle primarie»

Matteo Renzi legge il risultato delle midterm come un invito all’unità del centrosinistra, critica le richieste di Conte e lascia aperta l’ipotesi di candidarsi alle primarie.

Ritratto editoriale di Matteo Renzi in abito blu davanti a uno sfondo blu
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Matteo Renzi rilancia il tema dell’unità del centrosinistra dopo il risultato delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. In un’intervista a Il Foglio, il leader di Italia Viva indica nella vittoria dei Democratici una lezione anche per la politica italiana: le differenze interne non devono impedire di costruire un’alleanza capace di battere la destra. «Si vince uniti», è il messaggio che ripete, indicando come riferimento politico il fronte democratico vicino a Barack Obama e non quello di Donald Trump.

L’ex presidente del Consiglio interviene anche sul confronto tra Giuseppe Conte ed Elly Schlein, sulle garanzie chieste dal leader del Movimento 5 Stelle e sulla possibilità di una sua candidatura alle primarie. Renzi definisce «ridicolo» il dibattito sulle condizioni poste da Conte e sostiene che la priorità debba essere una sola: trovare un’intesa politica e restare uniti.

La lezione americana: contano i voti, non i veti

Secondo Renzi, il risultato delle midterm dimostra che forze con sensibilità diverse possono sostenersi quando l’obiettivo comune è contrastare l’avversario. Nell’intervista cita il ruolo di Obama nella campagna elettorale democratica e osserva che anche candidati con posizioni non coincidenti con quelle dell’ex presidente hanno scelto di coinvolgerlo. Il punto, nella lettura del leader di Italia Viva, non è cancellare le differenze, ma evitare che diventino un ostacolo alla costruzione di una maggioranza.

Renzi applica questo ragionamento anche all’Italia. A suo giudizio, dopo anni di governo della destra, l’opposizione deve concentrarsi sulla possibilità di vincere e non trasformare il confronto interno in una continua selezione delle identità politiche. La contrapposizione tra il modello rappresentato da Obama e quello di Trump diventa così, nella sua narrazione, una chiave per distinguere i due schieramenti anche sul piano italiano.

Conte, le garanzie e il giudizio di Renzi

Il passaggio più duro dell’intervista riguarda le richieste di Giuseppe Conte sulle condizioni di partecipazione alla coalizione. Renzi giudica «ridicolo» discutere di garanzie personali o di ruoli mentre, a suo avviso, il centrosinistra dovrebbe concentrarsi sulla costruzione di un progetto comune. «L’unica garanzia che serve è restare uniti», afferma, richiamando ancora una volta il risultato americano.

La posizione di Renzi si inserisce in un confronto che resta aperto. Conte, in altre dichiarazioni, ha sostenuto che il centrosinistra non possa limitarsi a invocare l’unità e debba presentare proposte riconoscibili, anche radicali, per rispondere alle disuguaglianze e alle richieste di sicurezza sociale. Due accenti diversi, dunque: da una parte la priorità dell’alleanza, dall’altra la necessità di definirne contenuti e programma.

Primarie: Renzi non esclude la candidatura

Sul tema della leadership, Renzi considera una sfida a due tra Schlein e Conte lo scenario più logico. Ma non esclude che la presenza di altri candidati possa cambiare i calcoli: se la competizione dovesse allargarsi, spiega, ciascuno farà le proprie valutazioni. Una formula che lascia aperta anche l’ipotesi di una sua partecipazione alle primarie, senza però annunciare una candidatura.

Il leader di Italia Viva ribadisce inoltre la disponibilità a discutere una lista unitaria dell’area centrista. Se l’accordo non dovesse concretizzarsi, il partito potrebbe presentarsi con una lista autonoma insieme a Casa Riformista, restando nel perimetro del centrosinistra. Renzi rivendica la presenza di gruppi parlamentari, amministratori locali e un’organizzazione territoriale, elementi che a suo giudizio consentono a Italia Viva di affrontare anche una competizione separata.

Meloni, Trump e le questioni economiche

Nell’intervista Renzi allarga il ragionamento anche al governo italiano. Invita Giorgia Meloni a smettere di inseguire Trump e critica l’orientamento dell’esecutivo su alcuni temi economici, a partire dall’ipotesi di una exit tax, che definisce una patrimoniale mascherata e un possibile freno agli investimenti. Si tratta di valutazioni politiche espresse dal leader di Italia Viva, che contesta anche il silenzio di una parte del mondo imprenditoriale e liberale.

Renzi si dice invece disponibile a discutere misure di sostegno alla povertà, purché accompagnate da controlli rigorosi per evitare abusi e sprechi. Sul possibile «reddito di cittadinanza 2.0» non chiude quindi il confronto, ma chiede che si tenga conto dei limiti emersi nella precedente esperienza.

Il centro resta il nodo da sciogliere

Il messaggio complessivo dell’intervista è rivolto soprattutto alla costruzione dell’area centrista. Renzi vuole una lista unitaria, ma non considera indispensabile raggiungere un accordo a ogni costo: se il progetto comune non verrà raccolto, Italia Viva e Casa Riformista sono pronte a misurarsi autonomamente. La partita sulle primarie, intanto, resta legata alla forma che assumerà la coalizione e al numero dei candidati.

Per ora Renzi non scioglie la riserva sulla propria candidatura. Lascia però intendere che la scelta dipenderà dagli equilibri che si definiranno nelle prossime settimane. La lezione che vuole imporre al centrosinistra è chiara: prima l’obiettivo di battere la destra, poi il confronto sulle ambizioni e sulle leadership.

Fonti: Il Foglio – intervista di Ruggiero Montenegro; Adnkronos; La Stampa.