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Targhe personalizzate, Salvini frena: «Non pagherei per averne una»

Il vicepremier difende la novità prevista dalla manovra, ma ammette che non spenderebbe soldi in più per una targa personalizzata. Le opposizioni contestano le priorità del governo.

Matteo Salvini interviene con un microfono e alza una mano durante un incontro pubblico
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Le targhe personalizzate non sono una priorità, ma potrebbero portare nuove entrate nelle casse dello Stato. Matteo Salvini difende così la misura inserita nella manovra economica, precisando però che lui stesso non spenderebbe denaro in più per avere una targa scelta su misura. Una presa di posizione che ha attirato l’attenzione anche per il contrasto tra la difesa dell’iniziativa e la scelta personale del vicepremier.

«Se io devo pagare più soldi per avere la targa personalizzata non li pago», ha dichiarato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, aggiungendo che si tratta di una sua opinione. Salvini ha riconosciuto che la novità «sicuramente non è una priorità», ma ha sostenuto che gli eventuali introiti potrebbero essere utilizzati per finanziare interventi utili e, nella sua prospettiva, contribuire al taglio delle tasse.

La novità prevista dalla manovra

La possibilità di scegliere una combinazione personalizzata di lettere e numeri per la propria targa è prevista dal testo della legge di Bilancio con decorrenza dal 1° marzo 2027. Non si tratterebbe quindi di una modifica immediatamente disponibile: serviranno i passaggi attuativi e le procedure necessarie per rendere operativo il servizio.

Il testo bollinato prevede corrispettivi differenziati per persone fisiche e soggetti giuridici, ai quali si aggiungono i costi di produzione della targa. La misura è pensata per generare entrate aggiuntive attraverso una scelta facoltativa: chi non vorrà personalizzare la propria targa continuerà a utilizzare quella assegnata secondo le regole ordinarie.

Salvini: «Se porta soldi allo Stato, perché no?»

Il ragionamento del vicepremier si basa soprattutto sulla possibilità di ricavare risorse da un servizio richiesto da una parte degli automobilisti. Salvini ha richiamato anche l’esperienza delle targhe storiche, sostenendo che iniziative rivolte a specifiche categorie di appassionati possono produrre entrate pubbliche. Ha tuttavia escluso, almeno per sé, l’intenzione di pagare un sovrapprezzo per distinguersi con una combinazione personalizzata.

Il sottosegretario all’Economia Federico Freni ha difeso la misura, affermando che le somme incassate sarebbero destinate alla manutenzione delle strade dei piccoli Comuni. Un elemento che la maggioranza considera utile per spiegare la finalità dell’intervento, mentre resta da chiarire nel dettaglio il funzionamento pratico del servizio.

Le critiche delle opposizioni: «Non è una priorità»

Le opposizioni hanno contestato l’opportunità di inserire la novità nella manovra in una fase in cui molte famiglie devono fare i conti con il costo della vita e con la pressione sui bilanci domestici. Il responsabile Economia del Pd Antonio Misiani ha criticato l’idea che la personalizzazione delle targhe venga presentata come una risposta alle difficoltà del Paese. Anche Carlo Calenda ha messo in discussione la scelta delle priorità del governo.

Il confronto, quindi, non riguarda soltanto il costo di una targa personalizzata. Da una parte il governo presenta l’iniziativa come un’opportunità facoltativa capace di generare risorse; dall’altra le opposizioni la considerano un segnale di distanza rispetto alle urgenze economiche di cittadini e imprese.

La battuta di Salvini — favorevole alla misura ma non disposto a usufruirne — ha finito per riassumere il paradosso politico della vicenda. La domanda resta se il nuovo servizio riuscirà davvero a produrre entrate significative e, soprattutto, se la sua introduzione risponderà a un’esigenza concreta o resterà una curiosità per pochi automobilisti.

Fonti: Adnkronos, 31 ottobre 2026; ANSA, 31 ottobre 2026; la Repubblica, 1° novembre 2026.