Home  ›  Articolo

Renzi rilancia i riformisti: «Il voto conta, non il veto» e guarda alle sfide del 2027

Dall’incontro con Édouard Philippe a Barcellona alle primarie del centrosinistra: Matteo Renzi chiede ai riformisti di unirsi per evitare nuove divisioni e sconfitte elettorali.

Matteo Renzi ed Édouard Philippe durante il forum World in Progress a Barcellona
Curiopop · Informazione, senza rumore.

«Il voto conta, non il veto». È il messaggio politico che Matteo Renzi affida alla sua ultima Enews, dopo l’incontro di Barcellona con Édouard Philippe e diversi esponenti del centrosinistra europeo. Il leader di Italia Viva prova a legare tre scenari – Stati Uniti, Francia e Italia – in un’unica riflessione: le elezioni decidono gli equilibri, mentre divisioni e veti reciproci possono consegnare la vittoria agli avversari.

Nel testo pubblicato il 3 novembre, Renzi parte dalle elezioni di midterm negli Stati Uniti, il cui voto si conclude oggi, e richiama la mobilitazione dei leader democratici, a cominciare da Barack Obama. Secondo l’ex presidente del Consiglio, il risultato potrà incidere sugli equilibri politici americani e sulla capacità di Donald Trump di portare avanti la propria agenda, soprattutto se il controllo del Congresso e del Senato dovesse passare ai democratici.

Da Barcellona il messaggio all’Europa

Il passaggio centrale dell’intervento riguarda però la Francia. A Barcellona, durante il forum internazionale World in Progress, Renzi ha incontrato Édouard Philippe, ex primo ministro francese e attuale sindaco di Le Havre, che guarda alle presidenziali del 2027. I due hanno discusso dei rischi che una vittoria di Marine Le Pen potrebbe comportare per il processo di integrazione europea.

Renzi considera Philippe uno dei candidati in grado di contendere la presidenza alla leader del Rassemblement National. Lo definisce un riformista, con una collocazione più vicina al centrodestra che al centrosinistra, ma capace – a suo giudizio – di raccogliere un consenso più ampio. Il punto, nella lettura dell’ex premier italiano, è evitare che i candidati moderati e riformisti si presentino divisi al primo turno.

Nel sistema francese, ricorda Renzi, il ballottaggio restringe il confronto a due candidati. Se al secondo turno arrivasse un esponente centrista, la sfida con Le Pen potrebbe restare aperta; se invece il candidato alternativo fosse espressione della sinistra radicale, Renzi ritiene che la destra nazionalista avrebbe maggiori possibilità di vittoria. Da qui l’appello a superare gli egocentrismi e costruire un’intesa riformista prima del voto.

Il paragone con l’Italia e le elezioni del 2022

Nel suo intervento a Barcellona, Renzi ha richiamato quanto accaduto in Italia nel 2022: a suo avviso, la divisione delle forze di centrosinistra contribuì alla vittoria di Giorgia Meloni. È un paragone che usa per mettere in guardia i riformisti francesi: presentarsi separati, sostiene, può rendere più difficile fermare l’avanzata della destra e produrre conseguenze che vanno oltre i confini nazionali.

Il confronto con Philippe si inserisce in un dibattito più ampio sul futuro dell’Unione europea. Al World in Progress, i due ex premier hanno segnalato i rischi di una presidenza francese contraria all’integrazione e la necessità di rafforzare la cooperazione europea, in particolare tra Parigi e Berlino. La posta in gioco, secondo Renzi, non riguarda soltanto gli equilibri interni francesi, ma la direzione politica dell’intero continente.

In Italia: «Il voto, non il veto»

Dopo lo scenario internazionale, Renzi torna alla politica italiana e alle tensioni nel centrosinistra. Nella Enews critica gli attacchi che, sostiene, riceve quotidianamente da Il Fatto Quotidiano e accusa il giornale di voler condizionare la composizione della coalizione. La sua risposta è che la linea politica e la leadership devono essere decise dagli elettori, non dai veti esterni.

Renzi indica due appuntamenti: le eventuali primarie del centrosinistra, previste nel suo ragionamento per febbraio 2027 se i candidati saranno più di due, e le elezioni politiche della primavera successiva. Italia Viva, afferma, vuole ottenere una rappresentanza parlamentare capace di incidere sulle scelte della prossima legislatura, a partire dall’elezione del presidente della Repubblica.

La scommessa dei riformisti

Il filo che unisce il messaggio di Renzi è dunque la competizione elettorale: negli Stati Uniti, in Francia e in Italia. Il leader di Italia Viva propone una strategia che mette al centro il voto e invita le forze riformiste a non lasciare che divisioni e contrapposizioni interne prevalgano sull’obiettivo politico.

Resta da capire se l’appello all’unità troverà ascolto. In Francia i rapporti tra le diverse anime anti-Le Pen sono complessi; in Italia il perimetro del Campo largo e le modalità di scelta della leadership restano oggetto di confronto. Per Renzi, tuttavia, la lezione è già chiara: «Il voto conta, non il veto».

Fonti: Enews di Matteo Renzi del 3 novembre 2026; Askanews; Adnkronos; resoconti del forum World in Progress di Barcellona pubblicati da El País e Diari de Barcelona.