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Caso Siher, Gratteri: «Meloni ha parlato prima di leggere. Gli attacchi ai giudici? Non hanno metabolizzato la sconfitta al referendum»

A Otto e mezzo il procuratore di Napoli interviene sulla scarcerazione di Youssef Siher: «La politica rispetti le decisioni dei giudici». Poi il riferimento alla sconfitta del No al referendum sulla giustizia.

Nicola Gratteri parla durante un incontro pubblico, con un microfono in mano
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«La Meloni ha parlato prima di leggere». Nicola Gratteri interviene sul caso di Youssef Siher e critica il modo in cui la politica ha commentato la decisione della magistratura. Ospite di Otto e mezzo su La7, il procuratore capo di Napoli ha invitato a non trasformare le fasi di un’indagine in un processo mediatico, richiamando il rispetto dei ruoli e la separazione dei poteri dello Stato.

Le parole del magistrato arrivano dopo la scarcerazione, disposta il 28 ottobre dalla gip di Milano Tiziana Landoni, del ricercatore trentenne Youssef Siher. Il giovane era stato arrestato nell’ambito di un’inchiesta che riguarda la gestione del gruppo Telegram e del profilo Instagram “Movimento 17 ottobre”, collegati alle proteste di piazza. La decisione della giudice aveva provocato una dura reazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che sui social aveva criticato il provvedimento e il lavoro degli investigatori.

Gratteri: «Non si possono fare processi senza leggere le carte»

Nel corso dell’intervista a Lilli Gruber, Gratteri ha precisato di non poter entrare nel merito del procedimento, perché l’indagine è ancora in corso. Ha però contestato il principio di giudicare una decisione giudiziaria senza averne esaminato gli atti. In generale, ha ricordato, la politica dovrebbe rispettare le decisioni dei magistrati nelle diverse fasi del procedimento, evitando di stabilire pubblicamente e in anticipo se un giudice abbia agito bene o male.

Secondo il procuratore, commenti di questo tipo rischiano di confondere l’opinione pubblica e di delegittimare il lavoro della magistratura, rendendo più difficile il compito di chi deve accertare i fatti e tutelare la collettività. Il rispetto delle istituzioni, ha osservato, non può essere richiesto a senso unico: deve valere anche nei confronti dei giudici.

Il riferimento alla sconfitta del referendum sulla giustizia

Gratteri ha poi allargato il ragionamento al rapporto tra governo e magistratura. «Non hanno ancora metabolizzato la sconfitta al referendum», ha detto, riferendosi alla consultazione costituzionale del 22 e 23 marzo 2026, quando il No alla riforma della giustizia voluta dal governo ha prevalso con il 53,7% dei voti, contro il 46,3% del Sì.

La lettura proposta dal procuratore è che una parte della maggioranza vorrebbe una convergenza tra Parlamento, governo e magistratura, soprattutto sui temi della sicurezza. Ma, ha ricordato, i poteri dello Stato hanno funzioni distinte e devono restare autonomi. «Il potere giudiziario e il potere politico sono due cose distinte e separate»: il bilanciamento dei poteri, ha sottolineato, era un principio centrale per i padri e le madri costituenti.

Il caso Siher resta aperto: scarcerazione non significa assoluzione

La vicenda giudiziaria deve essere tenuta distinta dallo scontro politico. La decisione del 28 ottobre riguarda la scarcerazione di Siher e non equivale a un’assoluzione definitiva: l’indagine prosegue e saranno gli atti e gli eventuali sviluppi processuali a chiarire le responsabilità. Proprio per questo Gratteri ha evitato di pronunciarsi sul merito del caso, concentrando il suo intervento sul metodo con cui vengono commentate le decisioni dei giudici.

Il confronto riporta così al centro una questione istituzionale delicata: la critica politica alle sentenze e ai provvedimenti è legittima, ma non può sostituirsi al procedimento giudiziario né mettere in discussione, prima della verifica degli atti, il ruolo di chi è chiamato ad applicare la legge. È su questo confine, e sul rapporto tra sicurezza, politica e autonomia della magistratura, che si riaccende lo scontro dopo il caso Siher.